Lettera aperta a Chiara Valerio #5
Cara Chiara Valerio, oggi per la prima volta mi hai messo un 'mi piace' su Facebook. Ora, io ho troppa familiarità con la vanità dell'esistere per non capire che si trattava soprattutto di una gentilezza, piuttosto che non della profondissima inusitata comunanza d'intenti che ho voluto immaginare io. In effetti, tu stavi parlando del nuovo libro di Rosa Matteucci e così anche io, che adoro la sua scrittura, mi sono fiondato a parlare di Rosa Matteucci. Lourdes, Cuore di Mamma, Costellazione familiare: romanzi indimenticabili. Per la perfidia, la memoria e soprattutto la prosa. Una prosa gloriosa, autoavvolta, di vetro e metallo. Tu, carissima Chiara Valerio, eri felice che fosse uscito un nuovo libro di Rosa Matteucci. Io pure, mentre ti parlavo, ne ero tanto felice. Beh, hai messo 'mi piace' al mio commento. Anzitutto, ho fatto come certi preti chiamati a giudicare la corrida di paese a Colle di Fuori, frazione di Rocca Priora: ho abbassato lo sguardo con umiltà, ho impersonato anima corpo e nasino all'ingiù la più altera noncuranza e poi sono tornato alle mie solite attività. Piangermi addosso, dipingere marionette. Ma dentro... beh, dentro di me ardeva il fuoco del successo. Finalmente la nostra amicizia aveva raggiunto la vetta. Io e te, amici indivisibili, tutti euforici a commentare il nuovo libro di Rosa Matteucci. Una volta, in effetti, anni fa, ho scritto a Rosa Matteucci. In persona. Un messaggio di cui mi pento, di quando hai bisogno di toccare gli idoli con le dita. Ora che sono iconoclasta, so apprezzare tutti a distanza; dall'alto, dal basso e da Colle di Fuori. Una volta ho scritto pure a Daria Bignardi, ma di questo ti parlerò in un'altra lettera. Sempre tuo, w.
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